Sessione plenaria




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Comitato economico e sociale europeo

Bruxelles, 11 febbraio 2015




SESSIONE PLENARIA

DEL 21 E 22 GENNAIO 2015

SINTESI DEI PARERI ADOTTATI



Il presente documento è accessibile nelle lingue ufficiali sul sito Internet del CESE al seguente indirizzo:
http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.fr.documents#/boxTab1-2

I pareri menzionati possono essere consultati online tramite il motore di ricerca del Comitato:
http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.opinions-search





Contenuti:


1.COMPETITIVITÀ/MERCATO INTERNO/TRASFORMAZIONI INDUSTRIALI 4

2.SALUTE E SICUREZZA 5

3.AMBIENTE / AGRICOLTURA E PESCA 7

4.LAVORO/AFFARI SOCIALI 10

5.TELECOMUNICAZIONI 11

6.RELAZIONI ESTERNE 13


Alla sessione plenaria del 21 e 22 gennaio 2015 sono intervenute la ex Presidente della repubblica lettone, Vaira VĪĶE-FREIBERGA, che ha parlato della crescita economica e della solidarietà sociale in Europa, e Zanda KALNIŅA-LUKAŠEVICA, ministra degli Affari esteri della Lettonia, che ha illustrato il programma di lavoro dell'attuale presidenza lettone del Consiglio dell'Unione europea.



Nel corso della sessione il Comitato ha adottato i seguenti pareri:


  1. COMPETITIVITÀ/MERCATO INTERNO/TRASFORMAZIONI INDUSTRIALI




  • Sesta relazione sulla coesione


Relatore: Paulo BARROS VALE (Datori di lavoro – PT)
Riferimenti: COM(2014) 473 final – EESC-2014-04756-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Il parere riconosce gli sforzi profusi a livello europeo per rendere l'Europa migliore, ma constata altresì le difficoltà da superare per raggiungere tale obiettivo. La crisi ha acuito le disparità economiche e sociali, aggravando i divari tra gli Stati membri.
La politica di coesione deve continuare a perseguire l'obiettivo per il quale è stata creata, sancito dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ossia la promozione della coesione economica, sociale e territoriale, ponendo la cooperazione e la solidarietà al servizio di uno sviluppo armonioso, che crei benessere per i cittadini.
Tale politica, che è in molti casi la fonte principale di investimenti, deve essere più ambiziosa, se non addirittura essere profondamente rimaneggiata, fino a quando non vi sarà una ripresa della crescita e dell'occupazione. Le risorse ad essa destinate sono chiaramente insufficienti per far fronte ai problemi reali, per cui sarà opportuno trovare forme alternative di finanziamento per la convergenza che portino la politica di coesione a un nuovo livello.
La politica di coesione deve continuare a perseguire la promozione della crescita economica e della competitività, senza dimenticare gli obiettivi sociali di una crescita intelligente e inclusiva.
Persona da contattare: Magdaléna Carabin Belarova

(Tel. +32 25468303 - e-mail: magdalena.carabinbelarova@eesc.europa.eu)



  1. SALUTE E SICUREZZA




  • Medicinali per uso umano e veterinario/Agenzia europea per i medicinali


Relatrice: Renate HEINISCH (Attività diverse - DE)
Riferimenti: COM(2014) 557 final – 2014/0256 (COD) EESC-2014-06070-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
In generale, il CESE accoglie con favore la proposta della Commissione, pur ritenendo che alcuni punti potrebbero essere migliorati per garantire il conseguimento degli obiettivi previsti, ossia aumentare la disponibilità dei medicinali per uso veterinario, ridurre gli oneri amministrativi, promuovere l'innovazione e la competitività, e migliorare il funzionamento del mercato interno.
Persona da contattare: Claudia Drewes-Wran

(Tel. +32 25468067 – e-mail: claudia.drewes-wran@eesc.europa.eu)


  • Mangimi medicati e medicinali veterinari


Relatore: José María ESPUNY MOYANO (Datori di lavoro - ES)
Riferimenti: COM(2014) 556 final – 2014/0255 (COD)

COM(2014) 558 final – 2014/0257 (COD) - EESC-2014-05960-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Il CESE giudica necessario e opportuno aggiornare la legislazione europea relativa ai mangimi medicati, al fine di garantire l'uniformità delle condizioni di fabbricazione, immissione sul mercato e uso di questi prodotti, tutelando la salute e il benessere degli animali e realizzando al tempo stesso le aspettative dei consumatori. Chiede che le specie animali minori e l'acquacoltura - settori in cui esiste un problema di disponibilità di medicinali ad uso veterinario - possano avere accesso ai mangimi medicati, e raccomanda di ridurre al minimo gli ostacoli ad una normale fabbricazione e distribuzione di tali prodotti. Si rende conto che una sostanza attiva contenuta in un mangime medicato potrà essere trasferita ad un mangime cui non è destinato (carry over), ma reputa che questo trasferimento debba avvenire conformemente al principio ALARA ("tanto basso quanto ragionevolmente ottenibile"). Sottolinea inoltre la necessità di prevedere criteri, ad esempio dei valori obiettivo, che assicurino un'adeguata omogeneità dei mangimi medicati.
Il Comitato fa osservare che i veterinari o le altre persone qualificate e accreditate devono evitare di prescrivere trattamenti preventivi di routine con antimicrobici, anche se esistono circostanze in cui tali trattamenti risultano necessari al fine di assicurare la salute e il benessere degli animali e, di conseguenza, la salute pubblica.
La salute animale è d'importanza strategica per via delle sue ripercussioni sulla salute e il benessere degli animali stessi, la salute pubblica, la sicurezza alimentare, l'ambiente e l'economia delle zone rurali. Pertanto, affinché i veterinari o le altre persone qualificate e accreditate abbiano a disposizione strumenti adeguati per controllare, prevenire e trattare le malattie animali, la disponibilità di medicinali veterinari autorizzati riveste un importanza fondamentale. E al riguardo, secondo il CESE, l'accesso ad antibiotici sicuri ed efficaci è una componente essenziale dello strumentario di cui dispongono i veterinari.
Il CESE ritiene che la normativa attuale comporti importanti ostacoli amministrativi per l'industria, il che ha un impatto negativo sulla necessaria innovazione; per tale motivo, valuta positivamente l'introduzione di norme semplificate nell'ambito dei processi di autorizzazione così come durante i controlli ex post, le modifiche delle autorizzazioni all'immissione in commercio, ecc., onde ridurre detti ostacoli amministrativi, pur essendovi margini di miglioramento della proposta stessa.
Persona da contattare: Stella Brozek-Everaert

(Tel. +32 25469202 - e-mail: stella.brozekeveraert@eesc.europa.eu)


  • Sistemi sanitari efficaci, accessibili e resilienti



Relatore: José Isaías RODRÍGUEZ GARCÍA-CARO (Datori di lavoro - ES)
Riferimenti: COM(2014) 215 final - EESC-2014-05569-00-01-AC-TRA
Punti chiave:
Il CESE invita la Commissione e gli Stati membri a lavorare insieme il più rapidamente possibile, coordinando gli sforzi, sulla base degli orientamenti strategici proposti nella comunicazione.
Nell'interesse del maggiore benessere dei cittadini dell'Unione, i sistemi sanitari degli Stati membri devono basarsi su principi e valori quali l'universalità, l'accessibilità, l'equità e la solidarietà. Senza tali principi fondamentali non sarà possibile fare progressi sul piano di una dimensione sociale dell'Europa, ragion per cui essi devono essere salvaguardati in tutte le politiche dell'UE che riguardano la salute dei cittadini.
Il Comitato è fermamente convinto che la crisi economica non possa essere risolta con misure che, in fin dei conti, riducono il diritto dei cittadini europei alla tutela della salute. Sebbene l'assistenza sanitaria abbia un costo, la salute non è una merce, e quindi non può dipendere dal potere d'acquisto dei cittadini.
Rafforzare l'efficacia dei sistemi sanitari significa assicurare il valore delle risorse, vincolando il concetto di qualità scientifico-tecnica a quello di efficienza e sostenibilità come prospettiva essenziale nell'organizzazione sanitaria e nella pratica professionale, nel pieno rispetto del paziente.
Il CESE ritiene inaccettabile che all'inizio del XXI secolo si debba ancora ammettere la mancanza di dati comparabili. Invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a procedere all'introduzione di indicatori affidabili che consentano lo studio e l'adozione di misure a livello europeo.
Il CESE ritiene prioritario combattere le disuguaglianze in materia di salute. Le differenze esistenti negli ambiti sociale, economico e politico sono decisive nella distribuzione delle malattie. Gli Stati membri devono pertanto impegnarsi a garantire che l'assistenza sanitaria venga prestata in maniera equa.
Una formazione scientifica e tecnica di alta qualità è indispensabile per poter disporre di professionisti altamente qualificati, in grado di soddisfare le esigenze di assistenza sanitaria dei cittadini dell'Unione.
Secondo il CESE, la promozione dell'assistenza primaria, in quanto componente fondamentale dell'assistenza fornita dai sistemi sanitari, può contribuire a migliorare i risultati di questi sistemi e a ridurne i costi, rendendoli così più sostenibili da un punto di vista finanziario.
Il Comitato ritiene necessario impegnarsi a contenere la spesa per i farmaci e i costi per l'alta tecnologia, trattandosi di elementi che hanno un impatto decisivo sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Persona da contattare: Irina Fomina

(Tel. +32 25468091 – e-mail: Irina.Fomina@eesc.europa.eu)



  1. AMBIENTE / AGRICOLTURA E PESCA




  • L'accaparramento di terreni: un campanello d'allarme per l'Europa e una minaccia per l'agricoltura familiare


Relatore: Kaul NURM (Attività diverse - EE)
Parere d'iniziativa: EESC-2014-00926-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Alcune politiche unionali incidono in modo diretto o indiretto sull'accaparramento dei terreni nell'UE e nel resto del mondo: è il caso di quelle in materia di bioeconomia, commercio e agricoltura. In particolare, si additano in primo luogo l'obbligo, imposto dall'UE, di accrescere la quota dei biocarburanti e la possibilità, offerta sempre dall'UE, di esportare zucchero esente da dazi doganali e contingentamenti, fattori cui vengono imputati alcuni progetti di accaparramento dei terreni in Asia e in Africa.
Secondo dati di fonti diverse, oggi in Romania fino al 10 % dei terreni agricoli è in mano ad investitori di paesi terzi e un altro 20-30 % è controllato da investitori di altri paesi dell'UE. In Ungheria, contratti segreti hanno fatto passare un milione di ettari di terreni sotto il controllo di capitali perlopiù provenienti da Stati membri dell'UE. In Polonia, benché l'acquisto di terreni sia vietato agli stranieri fino al maggio 2016, è noto che imprese estere, soprattutto di altri paesi dell'UE, hanno già acquistato 200 000 ettari di terra.
Onde permettere all'agricoltura a conduzione familiare di costituire una valida alternativa a quella su scala industriale, nonché all'accaparramento di terreni che questa implica, si devono adottare misure attive volte a proteggere le aziende agricole familiari - ad esempio, misure di sostegno alle organizzazioni di produttori e misure di contrasto alle pratiche commerciali sleali. Misure politiche a livello dell'UE e dei singoli Stati membri possono contribuire a rendere l'agricoltura a conduzione familiare più sostenibile e più resistente alle crisi.
Il CESE chiede a tutti gli Stati membri di attuare le direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alla terra, alla pesca e alle foreste (Voluntary Guidelines on the Responsible Governance on Tenure - VGGT) e di riferire alla Commissione europea e alla FAO in merito all'utilizzo e all'applicazione di tali direttive nelle loro politiche di governance delle terre.
Il CESE chiede al Parlamento europeo e al Consiglio di condurre una riflessione comune per stabilire se la libera circolazione dei capitali debba essere garantita anche riguardo alla cessione e all'acquisto di superfici e aziende agricole - in particolare nei rapporti con i paesi terzi, ma anche all'interno della stessa UE.
Persona da contattare: Arturo Iñiguez

(Tel. +32 25468768 – e-mail: arturo.iniguez@eesc.europa.eu)


  • Situazione dopo la scadenza del regime delle quote latte nel 2015


Relatore: Padraig WALSHE (Attività diverse - IE)
Parere d'iniziativa: EESC-2014-05123-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Il CESE ritiene che l'abolizione del regime delle quote latte, decisa nel 2008 con effetto dal 31 marzo 2015, costituisca una svolta fondamentale. Con l'andar del tempo, infatti, è apparso sempre più evidente che questo regime di gestione globale della produzione, introdotto il 1° aprile 1984, non consente di sostenere e stabilizzare i prezzi del latte e i redditi degli agricoltori con sufficiente efficacia, e che la produzione lattiero-casearia nell'UE si è ridotta, mentre a livello mondiale è notevolmente aumentata.
Il CESE reputa che, una volta scaduto il regime delle quote latte, ossia dopo il 2015, la politica lattiero-casearia dell'UE debba non solo permettere la crescita e l'espansione, ma anche impegnarsi a scongiurare l'abbandono dell'attività lattiero-casearia e sostenere i piccoli produttori, soprattutto nelle zone svantaggiate e nelle regioni di montagna. Essa deve permettere a tutti i produttori del settore - e in ultima analisi all'intera economia - dell'UE di trarre beneficio dalla crescita dei mercati lattiero-caseari mondiali, ma anche riconoscere e promuovere l'altrettanto valido contributo sociale ed economico fornito in molte regioni europee da piccoli produttori lattiero-caseari svantaggiati.
Tuttavia, a giudizio del CESE, le dotazioni finanziarie e le misure del secondo pilastro, o le misure del "pacchetto latte" ora incluso nella PAC 2014-2020, non saranno di certo sufficienti per proteggere i produttori lattiero-caseari vulnerabili, sia nelle zone svantaggiate o di montagna che al di fuori di esse. Misure supplementari potrebbero perciò rendersi necessarie per far sì che quei produttori abbiano redditi sufficienti e una quota equa di rendimenti del mercato. Tali produttori, inoltre, dovrebbero beneficiare di servizi di consulenza che, informandoli sui modi di rendere più efficiente la produzione, diversificare l'attività e riorientare le proprie scelte professionali, li aiutino a prendere le decisioni migliori per il loro futuro e quello dei loro successori, tenendo presenti i limiti che le loro imprese vulnerabili hanno in termini di capacità di generazione di reddito.
E altrettanto importante, ad avviso del CESE, è assicurarsi che in tutte le zone, comprese quelle più vocate per una produzione lattiero-casearia sostenibile e concorrenziale, i produttori lattiero-caseari commerciali e competitivi possano sviluppare le proprie attività per far fronte a una domanda globale in rapida crescita, e, così facendo, accrescere l'occupazione e il reddito per l'economia delle zone rurali dell'UE. Per questi produttori, tuttavia, la sfida principale sarà costituita dalle enormi variazioni di reddito legate alla volatilità sia dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari (e quindi del latte al produttore) sia dei costi dei fattori di produzione. È essenziale che l'UE agevoli lo sviluppo, da parte degli Stati membri e delle imprese del settore, di soluzioni fiscali e semplici strumenti di copertura, come i contratti a margine fisso, facilmente accessibili per i produttori lattiero-caseari.
Il CESE sollecita a rivedere, e a verificare costantemente, le disposizioni, oggi inadeguate, sulla "rete di sicurezza" inserite nella nuova PAC, onde assicurarsi che esse siano correlate più strettamente agli effettivi costi di produzione.
Persona da contattare: Arturo Iñiguez

(Tel. +32 25468768 – e-mail: arturo.iniguez@eesc.europa.eu)

  1. LAVORO/AFFARI SOCIALI




  • Integrazione delle donne migranti nel mercato del lavoro


Relatrice: Béatrice OUIN (Lavoratori - FR)
Parere d'iniziativa: EESC-2014-04856-00-01-AC-TRA
Punti chiave:
Con il parere in oggetto, il CESE intende completare il suo lavoro in materia di immigrazione e integrazione esaminando le questioni legate alla situazione specifica delle donne migranti sul mercato del lavoro. Aumentare il tasso di occupazione delle donne, così come di quello dei migranti, costituisce infatti una delle priorità dell'UE.
In un mercato del lavoro in cui le donne in generale sono ancora sfavorite (in termini di retribuzione, accesso ai posti di responsabilità, ecc.), le donne immigrate incontrano difficoltà sia in quanto donne sia in quanto immigrate.
Nel parere il CESE invita gli Stati membri e le istituzioni europee a condurre un'azione positiva che tenga conto della diversità delle situazioni delle donne migranti, del loro livello di qualificazione, della loro conoscenza della lingua del paese ospitante, del fatto che si tratti di immigrate di prima generazione o di generazioni successive.
A livello europeo, il CESE invoca un migliore utilizzo del semestre europeo e della raccomandazioni specifiche per paese, nonché della strategia per la parità fra donne e uomini post 2015, per migliorare la posizione delle donne migranti nel mercato del lavoro, anche incoraggiando l'imprenditorialità.
Il CESE esorta poi ad armonizzare gli strumenti europei per consentire a chiunque risieda legalmente sul territorio dell'UE di accedere immediatamente all'occupazione e di acquisire diritti personali di soggiorno, a prescindere dal suo stato civile.
Il parere contiene inoltre una serie di raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri, come ad esempio quelle di:


  • organizzare formazioni linguistiche che rispondano alle esigenze specifiche delle donne immigrate, siano orientate alla ricerca di lavoro e siano accessibili alle destinatarie;

  • accelerare il processo di riconoscimento delle qualifiche e delle esperienze acquisite in paesi terzi per permettere alle donne di trovare occupazioni che corrispondano alle loro competenze e aspirazioni;

  • evitare la dequalificazione, che rappresenta una perdita di capitale umano;

  • considerare che il lavoro in taluni settori (pulizie, custodia dei bambini, assistenza agli anziani, ristorazione e settore alberghiero, agricoltura, ecc.) può offrire opportunità alle donne immigrate meno qualificate, a condizione però di riscattare questi settori dal lavoro nero, professionalizzarli e valorizzarli, formare le donne a questi mestieri e consentire loro di progredire professionalmente;

  • sostenere le donne imprenditrici e stimolare l'educazione delle donne migranti all'imprenditorialità;

  • coinvolgere le parti sociali e la società civile nella definizione e nell'attuazione delle politiche.

Infine, il Comitato invita le parti sociali a integrare meglio le specificità delle donne migranti nel programma di lavoro del dialogo sociale europeo nonché ad agevolare, nei contratti collettivi, il riconoscimento delle qualifiche delle donne migranti.


Persona da contattare: Ana Dumitrache

(Tel. +32 25468131 – e-mail: ana.dumitrache@eesc.europa.eu)



  1. TELECOMUNICAZIONI




  • Verso una florida economia basata sui dati


Relatrice: Anna NIETYKSZA (Datori di lavoro - PL)
Riferimenti: COM(2014) 442 final – EESC-2014-05300-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Il CESE accoglie con favore la comunicazione della Commissione, che esorta a creare sul territorio dell'Unione europea "una florida economia basata sui dati", e dunque un'economia digitale che tragga vantaggio dalle tecnologie dell'informazione.
Il CESE sottolinea che il diffondersi dell'informatica in tutti i campi della vita sociale ed economica, della cultura e dell'istruzione, offrirà enormi opportunità di sviluppo sociale ed economico. Occorre però sostenere la ricerca e sviluppo attinente alle tecnologie dell'informazione sia nel campo delle scienze tecniche che in quello delle scienze sociali ed economiche. Il CESE deplora la drastica riduzione dei fondi per il finanziamento delle infrastrutture digitali nel quadro del Meccanismo per collegare l'Europa ed esorta con forza a trarne le dovute conclusioni. In tale contesto, il nuovo piano di investimenti presentato dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nel dicembre 2014 allo scopo di mobilitare almeno 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati aggiuntivi in settori chiave come le infrastrutture digitali rappresenta una gradita risposta politica.
Infine, il CESE sottolinea che, in materia di protezione dei dati e sicurezza delle informazioni, è necessaria una cooperazione tra le amministrazioni nazionali ed europee e le autorità di regolamentazione delle comunicazioni elettroniche e quelle garanti della tutela dei consumatori e della concorrenza.
Persona da contattare: Luca Venerando Giuffrida

(Tel. +32 25469212 - e-mail: LucaVenerando.Giuffrida@eesc.europa.eu)


  • Ipersensibilità elettromagnetica


Relatore: Bernardo HERNÁNDEZ BATALLER (Attività diverse - ES)
Parere d'iniziativa: EESC-2014-05117-00-01-AC-TRA
Punti chiave:
Il CESE riconosce l'esistenza del problema dell'ipersensibilità elettromagnetica (EHS) e ne è preoccupato. Osserva inoltre che il Comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente identificati (CSRSERI) da alcuni anni studia a fondo la questione e potrà presto completare il suo ultimo parere dopo aver effettuato un'importante consultazione pubblica.
Il CESE reputa che le principali conclusioni di tale documento non differiranno sostanzialmente dal parere preliminare del 2013, in cui si affermava che "nel complesso, i dati disponibili indicano che, negli esseri umani, l'esposizione a campi di radiofrequenze non provoca sintomi e non altera le funzioni cognitive". Il precedente parere del Comitato scientifico aveva concluso che, a livelli di esposizione inferiori ai limiti esistenti, i campi di radiofrequenze non provocavano effetti nocivi sulla riproduzione e lo sviluppo.
In quel parere preliminare, il CSRSERI osservava altresì che i dati sopravvenuti, ossia successivi al suo precedente parere del 2009, rafforzavano ulteriormente la conclusione che non vi fosse alcun nesso causale che riconducesse i sintomi alle radiofrequenze.
Tuttavia, per dissipare le preoccupazioni che permangono nel pubblico e attenersi al principio di precauzione, il CESE esorta la Commissione a proseguire il suo lavoro in questo campo, in particolare in quanto sono ancora necessarie ulteriori ricerche per raccogliere dati riguardanti qualsiasi potenziale impatto sulla salute dovuto all'esposizione a lungo termine. Alcune persone ravvisano una minaccia nella prevalenza di campi elettromagnetici (EMF) sul posto di lavoro, nelle abitazioni e nei luoghi pubblici. Gruppi di persone analoghi sono preoccupati anche per l'esposizione chimica multipla, il diffondersi delle intolleranze alimentari e l'esposizione a particelle, fibre o batteri nell'ambiente. Queste persone hanno bisogno di sostegno, non solo per gestire i sintomi reali di malattia, ma anche per affrontare le preoccupazioni che esse esprimono rispetto alla società moderna.
Il Comitato fa notare che chi soffre di EHS prova sintomi reali. Occorrerebbe sforzarsi di migliorare la salute di queste persone, in particolare allo scopo di ridurne le disabilità, come indicato in dettaglio nella Biomedicine and Molecular Biosciences COST Action BM0704.
Persona da contattare: Andrei Popescu

(Tel. +32 25469186 - e-mail: andrei.popescu@eesc.europa.eu)



  1. RELAZIONI ESTERNE




  • Misure antidumping


Parere di categoria C
Riferimenti: COM(2014) 318 final – 2014/0164 (COD) – EESC-2014-07101-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Avendo concluso che il contenuto della proposta è pienamente soddisfacente e non richiede alcun commento da parte sua, il CESE ha deciso di esprimere parere favorevole al testo proposto.
Persona da contattare: Tzonka Iotzova

(Tel. +32 25468978 - e-mail: tzonka.iotzova@esc.eu.int)


  • Situazione e condizioni di lavoro delle organizzazioni della società civile in Turchia


Relatore: Arno METZLER (Attività diverse - DE)
Parere d'iniziativa: EESC-2014-01568-00-00-AC-TRA
Punti chiave:
Il parere d'iniziativa in oggetto si basa in parte su una missione esplorativa organizzata nel luglio 2014 per consultare le organizzazioni della società civile turca. Le raccomandazioni formulate nel parere forniscono degli orientamenti alle altre istituzioni dell'UE, e in particolare alla Commissione, sui modi di sostenere più efficacemente le organizzazioni della società civile turca e migliorarne le condizioni di lavoro.
Nel parere si sottolineano i seguenti punti:
Il CESE incoraggia in particolare il governo e la pubblica amministrazione della Turchia a riconoscere le organizzazioni della società civile in quanto parte importante della società. Li invita inoltre a coinvolgere la società civile in un processo di discussione formale (Consiglio economico e sociale) e a sancire questo processo nella Costituzione, attraverso opportuni provvedimenti di riforma costituzionale.
La separazione dei poteri fra legislativo, esecutivo e giudiziario costituisce la base per garantire il funzionamento delle organizzazioni della società civile. In particolare un potere giudiziario indipendente è il fondamento di qualunque Stato di diritto.
Nel dialogo UE-Turchia, occorre rivolgere un'attenzione particolare all'attuazione efficace dei diritti e delle libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione per tutti gli individui, che non devono temere di subire discriminazioni o sanzioni, la libertà dei mezzi d'informazione, la libertà di associazione e di riunione, i diritti delle donne, i diritti sindacali e i diritti delle minoranze, incluse quelle religiose, culturali e sessuali, e i diritti dei consumatori. Le organizzazioni della società civile turca dovrebbero essere considerate soggetti fondamentali del processo di ravvicinamento del paese ai valori e all'acquis dell'Unione europea.
Alcune categorie professionali, in particolare quelle che esercitano una professione liberale come avvocati, medici e commercialisti, hanno grande importanza per la realizzazione di un ordine sociale basato sulla libertà e lo Stato di diritto. Di conseguenza, è necessaria un'autoregolamentazione efficace di queste professioni, ad esempio da parte di ordini professionali, in modo da garantire l'assunzione della particolare responsabilità nei confronti della società e del singolo che esse comportano, in piena libertà dall'influenza della politica.
Infine, il CESE auspica che in Turchia si instauri un dialogo sociale a livello nazionale, settoriale e aziendale, che consenta a datori di lavoro e lavoratori di essere interlocutori su un piano di parità. L'obiettivo dovrebbe essere anche un miglioramento delle condizioni lavorative, della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, che deve tradursi in ampi diritti per i lavoratori.
Persona da contattare: Cédric Cabanne

(Tel. +32 2 5469355 - e-mail: cedric.cabanne@eesc.europa.eu)


  • Il contributo della società civile alla revisione della strategia UE-Asia centrale


Relatore: Jonathan PEEL (Datori di lavoro - UK)

Correlatore: Dimitriu FORNEA (Lavoratori - RO)
Parere esplorativo: EESC-2014-06716-00-01-AC-TRA
Punti chiave:


  • Il Comitato ha accolto con grande favore la revisione in oggetto, in cui ravvisa un'opportunità di approfondire le relazioni dell'UE con i cinque paesi dell'Asia centrale1, traducendole in un partenariato efficace.




  • Qualunque tentativo, da parte dell'UE, di approfondire le sue relazioni con i cinque paesi dell'Asia centrale deve restare pragmatico ed adeguarsi all'evolversi delle realtà politiche, economiche e sociali della regione, senza trascurare i valori e i principi dei diritti umani fondamentali.



  • I cinque Stati dell'Asia centrale non sono uniti da un autentico senso di affinità regionale, per cui le relazioni con ciascuno di essi vanno trattate singolarmente; e qualsiasi approfondimento o ampliamento del coinvolgimento dell'UE nella regione non potrà non ripercuotersi sulle più ampie relazioni di quest'ultima con la Russia. L'UE deve tener conto delle strutture di potere esistenti nella regione, riservandosi però il diritto di agire autonomamente.




  • Il Comitato osserva che il coinvolgimento cinese nella regione è in vertiginoso aumento. La regione è quindi importante per le relazioni tra UE e Cina, e offre una grande opportunità di rafforzare il Partenariato strategico UE-Cina, soprattutto grazie a una maggiore cooperazione nei settori dell'energia e dei trasporti.




  • L'attuale strategia di partenariato dell'UE, infatti, ravvisa nei settori dell'energia e dei trasporti un ambito prioritario. Il Comitato reputa che il mantenimento dei legami dell'UE con il grande potenziale dell'Asia centrale in termini di riserve energetiche debba basarsi su considerazioni pratiche ed economiche. Il CESE raccomanda vivamente di ricorrere alla grande competenza dell'UE nel promuovere la cooperazione per accrescere l'efficienza energetica e utilizzare fonti energetiche rinnovabili, in quanto la regione presenta un notevole potenziale ancora da sfruttare.




  • La strategia di partenariato, però, pone anche l'accento sui diritti dell'uomo, lo Stato di diritto, la buona governance e la democratizzazione. Essa deve incoraggiare un rafforzamento della fiducia nelle strutture di potere esistenti. Al riguardo la strategia di partenariato sottolinea in particolare la capacità dell'UE di "offrire la sua esperienza in materia di integrazione regionale foriera di stabilità politica e di prosperità", con specifico riferimento agli Stati membri che hanno aderito all'UE dal 2004 in poi. Il Comitato, pertanto, sollecita con forza la presidenza lettone a incoraggiare gli altri Stati membri a condividere le esperienze maturate nella gestione della transizione da economie di piano a economie di mercato, specie se associata a sforzi volti a rafforzare lo Stato di diritto.




  • Le imprese e i sindacati sono chiamati a svolgere un ruolo cruciale nell'incoraggiare i governi dell'Asia centrale a riconoscere maggiormente il contributo positivo apportato dalla società civile. E in proposito il CESE deplora che l'UE abbia finora ampiamente trascurato il ruolo delle forme associative tradizionali "ashar/hashar", di tipo prevalentemente rurale e basate sull'aiuto reciproco tra i membri della comunità, che in Asia centrale sono profondamente radicate sia nelle zone nomadiche che in quelle permanentemente abitate: l'UE, infatti, sembrerebbe erogare finanziamenti solo ad ONG professionali e consolidate. Una situazione, questa, che va corretta con urgenza.



  • Il CESE esprime particolare preoccupazione di fronte alle informazioni giunte secondo cui la carica di rappresentante speciale dell'Unione europea non sarebbe stata rinnovata, e raccomanda vivamente di ripristinarla al più presto.



  • La gioventù e l'istruzione rivestono una speciale importanza. In materia, il CESE accoglie con favore il tanto auspicato programma ERASMUS+, nella sua forma riveduta, che contribuisce a sviluppare contatti ancor più saldi nel campo dell'istruzione e la mobilità degli studenti universitari, da accompagnare a facilitazioni nel rilascio dei visti e all'esenzione dal pagamento dei relativi diritti per gli studenti più meritevoli provenienti da questa regione.



  • L'istruzione secondaria è importante tanto quanto quella universitaria. Qui il CESE sollecita un incremento dell'attività e del sostegno dell'UE, anche mediante la fornitura di libri di testo (negli istituti secondari dove essi mancano) e una più ampia informazione sull'UE nelle lingue locali. Si dovrebbe inoltre considerare l'opportunità di sostenere maggiormente i docenti.




  • Il CESE raccomanda altresì di rafforzare la presenza dei mezzi di comunicazione nella regione tramite le reti radiotelevisive europee, come Euronews e Euranet, con programmi nelle lingue locali.


Persona da contattare: Else Boonstra

(Tel. 00 32 2 546 82 90 - e-mail: else.boonstra@eesc.europa.eu)
_____________

1 Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

EESC-2014-06556-00-00-TCD-TRA (FR/EN) /1


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