Alcuni dati statistici sull’hate speech in Italia




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Alcuni dati statistici sull’hate speech in Italia1
Stando ai dati relativi alle segnalazioni di casi di discriminazione ricevute dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), nel 2013 per la prima volta le discriminazioni on line hanno superato quelle registrate nell’ambito della vita pubblica e l’ambiente lavorativo: più di un quarto dei casi rilevati o segnalati (26,2%) si riferisce ai mass media (contro il 16,8% del 2012). In termini assoluti, si parla di 354 casi di discriminazione avvenuti nell’ambito dei media, la maggior parte dei quali sono riferibili ai social network2. Nel 2014, l’UNAR ha registrato 347 casi di espressioni razziste sui social, di cui 185 (oltre il 50%) su Facebook, le altre su Twitter e Youtube. A queste se ne aggiungono altre 326 nei link che le rilanciano, per un totale di quasi 700 episodi di intolleranza3.
Per quanto riguarda l’attività dell’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Ministero dell’Interno, dalla primavera 2011 al 10 gennaio 2014 ha ricevuto 150 segnalazioni relative a siti e profili internet con contenuti discriminatori e di incitamento all’odio (23% delle segnalazioni totali). Solo nell’ultimo periodo, dal 1 giugno al 31 dicembre 2013, l’OSCAD ha raccolto 65 segnalazioni (28%) riguardo al web4.
Una ricerca coordinata dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani5 (2012), attesta un “preoccupante incremento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale legati ai discorsi politici e ai media, specialmente nei confronti di rom e sinti, nonché un incremento del razzismo diffuso attraverso i nuovi canali, quali Internet e social network”. Conclusioni analoghe provengono dal rapporto sull’antiziganismo dell’Osservatorio 21 luglio (2014): nel periodo dal 16 maggio 2013 al 15 maggio 2014 sono stati rilevati 241 casi di discriminazione e/o incitamento all’odio, con una media di circa 1 episodio ogni due giorni. Di questi, il 48% proviene dai quotidiani online e il 39% da quotidiani. Nel 72% dei casi l’autore era un esponente politico o amministratore locale, nel 18% un giornalista. Nel 28% dei casi, l’autore è stato un esponente della Lega Nord; seguono Forza Nuova (10%) e il Popolo della Libertà (9%). Tra i casi di informazione scorretta, il rapporto cita articoli sia delle più influenti testate giornalistiche a livello nazionale (Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero), sia di numerosi giornali di informazione locale.
Secondo i dati forniti dal consigliere sulla sicurezza informatica del Ministero dell’Interno, nel 2009 i siti e i gruppi di discussione di natura razzista scoperti dalla Polizia sono stati 1.200, rispetto agli 800 dell’anno precedente6. Più recentemente, Caiani e Parenti (2013) hanno stimato che vi siano circa cento organizzazioni di estrema destra che hanno siti attivi su internet, un terzo delle quali è legato ad altre realtà internazionali.


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