Mozione la Camera, premesso che




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Sana19.03.2017
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MOZIONE


La Camera,

premesso che:
il prossimo 9 maggio si celebrerà la sesta Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia;
secondo i dati Istat relativi ai delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria, nei sei anni compresi tra il 2006 ed il 2012 si rileva come gli «atti sessuali con minorenni» oscillerebbero intorno alle cinquecento denunce l’anno, attestandosi nell’ultimo anno di rilevazione su 558 casi, mentre la «corruzione di minorenne» nel 2012 si fermerebbe ad appena 120 casi, e le denunce per i reati di pornografia minorile e di detenzione di materiale pedopornografico sarebbero 380;
in realtà, secondo i dati resi noti da «Telefono Azzurro» nello scorso mese di marzo e ricavati dalle richieste di aiuto di bambini ed adolescenti pervenute negli ultimi cinque anni, sono stati più di diciassettemila gli appelli pervenuti all'Associazione via telefono e attraverso l’apposita chat line, e secondo i dati diffusi da alcune delle associazioni che maggiormente si occupano del fenomeno a livello nazionale sarebbero addirittura sessantamila i casi ogni anno di molestie e violenze in danno di minori infraquattordicenni, dei quali meno dell’uno per cento viene denunciato;
la maggior parte degli episodi di abuso sui minori, infatti, non viene denunciata a causa di molteplici ragioni, prima tra le quali il legame che spesso intercorre tra vittima e carnefice, e per ciò sfuggono a qualsiasi rilevazione statistica, e da ciò deriva che le caratteristiche che emergono dall’analisi dei dati riferiti alle segnalazioni all’Autorità giudiziaria non possono essere considerate rappresentative dei fenomeni di abuso, e, anzi, possano avere caratteristiche ben diverse da quelle apparenti;
ad oggi, appaiono in costante e preoccupante aumento – anche per indice di pericolosità sociale – i fenomeni della pedopornografia on line e quello degli adescamenti dei minori attraverso internet;
a questa nuova problematica si è tentato di dare una prima risposta nell’ambito del diritto internazionale attraverso l’adozione della «Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale», nota come Convenzione di Lanzarote, stipulata nell’ambito del Consiglio d’Europa il 25 ottobre 2007, che costituisce il primo strumento giuridico con il quale gli abusi sessuali contro i bambini diventano reati a tutti gli effetti, compresi anche quelli che hanno luogo in casa o all’interno della famiglia;
la Convenzione di Lanzarote, oltre ai reati più comunemente diffusi in questo campo, quali l’abuso sessuale, la prostituzione infantile, la pedopornografia, la partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici, per la prima volta disciplina anche i casi di adescamento attraverso internet (grooming) e di turismo sessuale;
la Convenzione, ratificata nel nostro ordinamento dalla legge 1 ottobre 2012, n. 172, con la formulazione dei nuovi reati di adescamento di minori per scopi sessuali e di pedofilia e pedopornografia culturale, che ricomprendono condotte poste in essere anche con i mezzi di comunicazione tecnologicamente più avanzati, fornisce una prima risposta a questi fenomeni;
inoltre, la Convenzione delinea misure preventive, che comprendono lo screening, il reclutamento e l’addestramento di personale che possa lavorare con i bambini al fine di renderli consapevoli dei rischi che possono correre e di insegnare loro a proteggersi, prevede programmi di supporto alle vittime, incoraggia la denuncia di presunti abusi e di episodi di sfruttamento, e prevede l’istituzione di centri di aiuto via telefono o attraverso la rete informatica;
nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, edita nel maggio del 2013, la pedofilia è classificata come parafilia, ma è considerata tale solo in presenza di comportamenti di egodistonia, non essendo invece considerata un disturbo mentale quando il comportamento pedofilo viene vissuto senza contrasti e quindi in egosintonia;
la decisione dell’Associazione psichiatrica americana (APA) di modificare il dato diagnostico della pedofilia da un lato ha fatto sorgere dubbi circa la possibile legittimazione del fenomeno, ma dall’altro lato ha fatto sì che attraverso tale derubricazione, negli Stati Uniti ai pedofili non sia più concessa alcuna attenuante in sede processuale;
considerare la pedofilia come una malattia è un errore strategico, giacché secondo i più recenti studi effettuati, essa non rientra tra i disturbi che compromettono il rapporto con la realtà, e che in molti casi l’orientamento del pedofilo avviene per ludismo e non in conseguenza di automatismi;
ancora oggi diversi reati connessi alla pedopornografia sono soggetti a patteggiamento;
le autorità centrali e periferiche preposte allo studio ed alla lotta dei fenomeni di violenza sui minori non dispongono di mezzi adeguati per sostenere le vittime e le famiglie in percorsi di recupero da traumi così profondi;

nell’ambito della sanità pubblica appare urgente e necessario un potenziamento delle strutture di ascolto e sostegno alle giovani vittime e alle loro famiglie;


con riferimento alle politiche per l’infanzia in Italia è evidente il persistere di innumerevoli nodi irrisolti, tra i quali l’assenza di dati precisi sulle violenze sessuali subite da minorenni, sulle tipologie di abuso più diffuse, sui profili dei pedofili, rendono ancora difficoltoso combattere in modo efficace questa piaga sociale;
la tutela dei minori è una battaglia di civiltà che la nostra società deve portare avanti con forza, per garantire a tutti i bambini e adolescenti la giusta protezione sociale e giuridica, e permettere loro di crescere liberi e sereni -:



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