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  • Fiorella De Cindio°, Piercarlo Maggiolini*, Laura Ripamonti




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    LE POTENZIALITÀ DELLE RETI CIVICHE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ITALIANE


    Fiorella De Cindio°, Piercarlo Maggiolini*, Laura Ripamonti**



    °Università degli Studi di Milano, *Politecnico di Milano e **Milano Ricerche

    Sommario

    L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di indagare se sia possibile, e in che misura, utilizzare la Reti Civiche, ed in particolare la Rete Civica di Milano, a supporto dello sviluppo e della competitività della piccola e media impresa italiana, focalizzando l’attenzione non tanto esclusivamente sulle possibilità di implementare soluzioni di e-commerce, quanto piuttosto sull’analisi ad ampio spettro del loro possibile impiego come strutture di supporto all’introduzione di tecnologie innovative. In altre parole, partendo dal paradigma di clan, si è cercato di:



    • inquadrare in un modello le diverse tipologie di reti di imprese e definire le principali aree critiche per l’adattamento alle nuove tecnologie

    • analizzare la realtà delle Reti Civiche, focalizzando l’attenzione sulle caratteristiche che possono essere poste al servizio delle imprese

    • delineare un quadro dell’impatto di Internet ed in particolare delle comunità virtuali sulla ridefinizione del comportamento competitivo delle imprese

    • analizzare le sinergie esistenti tra reti di imprese e reti civiche nell’adattamento al nuovo paradigma competitivo, evidenziando punti di forza e di debolezza della Rete Civica di Milano a questo proposito

    classificazione: Nuove applicazioni di Internet per il commercio elettronico, l’electronic business, ecc.



    1. Premessa
    L’Italia presenta alcune caratteristiche interessanti:

    • E’ paese del G7 (ma non solo) in cui, notoriamente, le imprese hanno le dimensioni in media più piccole. Ben il 78% dell’occupazione è assorbita da imprese con meno di 250 addetti (considerate, a livello internazionale “piccole”), il livello più alto del G7. Solo paesi come la Grecia o del Terzo Mondo hanno caratteristiche simili.

    • Eppure il sistema delle piccole e medie imprese italiane ha elevate quote del mercato mondiale nei settori più disparati, dalle sedie agli occhiali, e il PIL (e il reddito) pro capite italiano è sicuramente elevato.

    • L’Italia, fra i paesi capitalistici avanzati, è quello in cui Internet (e i Pc) è meno diffuso. Evidentemente saremmo un paese tecnologicamente in ritardo.

    • Eppure l’Italia fra i paesi europei del G7 è quello in cui esiste la massima diffusione di telefoni cellulari (vedi fig.1b per l’Europa: i paesi nordici sono evidentemente un caso a sé). Non solo. Anche il fenomeno delle Reti civiche è particolarmente consistente in Italia (vedi fig.1a). Allora non sarebbe vero che siamo così tecnologicamente arretrati!




    A nostro avviso, c’è un nesso fra tutto ciò, e questo nesso sta nel modo particolare di fare affari del sistema di imprese italiano, ben rappresentato dai distretti industriali.

    Detto un po’ brutalmente, soprattutto nelle relazioni “Business to Business”, il modo di fare affari italiano è sostanzialmente clanico, fondato cioè su fitte relazioni interpersonali, spesso informali e basato sulla fiducia, costruita da anni di frequentazione.

    Se questa interpretazione è in buona misura valida, sarebbe facilmente comprensibile perché le relazioni impersonali e formali paradigmatiche dell’uso prevalente dell’e-commerce di Internet non vanno molto bene al modo di fare affari italiano, mentre le relazioni dirette (più informali e interpersonali) consentite dal telefonino sono molto più adatte, appunto, al modo di fare affari italiano.

    E’ dunque evidente che Internet sarà utile al sistema delle imprese italiane, fondato soprattutto sulle piccole e medie, e ben caratterizzato dai distretti industriali, non se tali imprese sapranno “piegarsi” all’uso mondialmente prevalente (per il momento) di Internet nell’e-commerce, bensì se si saprà “piegare” Internet all’uso clanico di cui hanno bisogno le imprese italiane.

    L’ipotesi della ricerca avviata al Politecnico di Milano in collaborazione con la rete Civica di Milano è che le Reti Civiche, per le loro stesse caratteristiche costitutive, presentino già delle grandi potenzialità d’un uso clanico, ben rappresentato da certe “comunità virtuali”, quindi particolarmente adatto ad essere al servizio, a certe condizioni, delle piccole e medie imprese.

    L’obiettivo del lavoro sintetizzato in questa comunicazione è stato quello di indagare se sia possibile, e in che misura, utilizzare la Reti Civiche, ed in particolare la Rete Civica di Milano, a supporto dello sviluppo e della competitività della piccola e media impresa italiana, focalizzando l’attenzione non tanto esclusivamente sulle possibilità di implementare soluzioni di e-commerce, quanto piuttosto sull’analisi ad ampio spettro del loro possibile impiego come strutture di supporto all’introduzione di tecnologie innovative. In altre parole, partendo dal paradigma di clan, si è cercato di:


    • inquadrare in un modello le diverse tipologie di reti di imprese e definire le principali aree critiche per l’adattamento alle nuove tecnologie

    • analizzare la realtà delle Reti Civiche, focalizzando l’attenzione sulle caratteristiche che possono essere poste al servizio delle imprese

    • delineare un quadro dell’impatto di Internet ed in particolare delle comunità virtuali sulla ridefinizione del comportamento competitivo delle imprese

    • analizzare le sinergie esistenti tra reti di imprese e reti civiche nell’adattamento al nuovo paradigma competitivo, evidenziando punti di forza e di debolezza della Rete Civica di Milano a questo proposito


    2. Internet e clan
    Esistono, in Italia, diversi fenomeni, dai più costruttivi, come la tendenza all’associazionismo e lo sviluppo di tessuti economico-sociali basati sul distretto industriale, fino ai più aberranti, come la mafia, il cui denominatore comune può essere ravvisato nella stessa matrice, che è poi un po’ il cuore stesso della nostra cultura (intesa in senso lato, cioè come insieme di caratteristiche che originano il modo di ‘vedere la vita’ di un popolo): il concetto di clan (nell’accezione di Ouchi in “Market Bureaucracy and Clans.” 1980), cioè la tendenza che ha ogni italiano a costruire una fitta rete di rapporti interpersonali, basati sulla fiducia reciproca e l’amicizia, che danno vita a schemi di comportamento fondati su codici e valori condivisi di tipo informale e non scritti, ma rispettati.

    Queste caratteristiche, sedimentate nel nostro background culturale da secoli, lungi dall’essere necessariamente un sintomo di arretratezza, hanno, anzi, rappresentato in più occasioni nella storia una fonte di straordinaria ricchezza; ad esempio, una delle manifestazioni più comuni di queste nostre caratteristiche implicite, cioè quella certa tendenza alla collaborazione mista al campanilismo che in fondo ci portiamo tutti un po’ dentro in varia misura, ha dato vita, nel passato, alle civiltà dei comuni, e, nel presente, ai distretti industriali.

    Malgrado queste nostre peculiarità sembrassero destinate ad affievolirsi vieppiù, ed infine a scomparire, ciò non è avvenuto e si stanno adattando alle nuove tecnologie di telecomunicazione, iniziando ad esprimersi anche in forma digitale; ne sono riprova due distinti fenomeni, già citati in premessa: l’altissima velocità di diffusione della telefonia cellulare nel nostro Paese, e l’altrettanto rapido fiorire di iniziative di telematica pubblica, a fronte di una riluttante adozione di Internet tra la popolazione.

    La caratteristica saliente della telefonia cellulare e delle reti civiche è che entrambe sono in grado di garantire nuovi canali per l’esplicitazione di quelle forme di ‘contatto diretto’ che ci sono tanto care; ma se i cellulari sono, almeno al momento, sostanzialmente solo un sostituto del contatto vis a vis, le reti telematiche, in alcuni casi ben delineati, offrono molte opportunità totalmente nuove, e coniugano sinergicamente il concetto di clan, insito nelle comunità virtuali, con quello di innovazione tecnologica.

    L’integrazione di questo tipo di innovazione, cioè quello insito in Internet e nelle tecnologie di rete, è ormai assurto al ruolo di must per l’imprenditoria dei paesi sviluppati, e la sua adozione non può pertanto essere trascurata o demandata ‘a tempi migliori’, in attesa che si definisca un panorama più chiaro, in particolare per quanto riguarda gli usi che ne possono fare le imprese di dimensioni medio piccole organizzate in reti (i distretti), pena la messa a repentaglio del differenziale competitivo basato sulla flessibilità e l’organizzazione a rete che ha da sempre caratterizzato il nostro panorama imprenditoriale, costituendo il vero differenziale competitivo del nostro sistema economico.

    Tuttavia, dati alla mano, si vede come l’impiego di Internet nelle transazioni commerciali, sia business to business che business to consumer, in Italia non goda di buona salute, contrariamente a quanto avviene nei paesi di lingua anglosassone. Il problema non sembra tanto essere imputabile ad una scarsa sensibilità all’innovazione tecnologica ma assume tutto un altro aspetto se si osserva l’analogia esistente tra e-commerce e vendite per corrispondenza (che non hanno mai riscosso grande successo in Italia): in entrambi i casi non è presente il lato interpersonale della transazione.

    Non solo: l’entusiasmo quasi parossistico per le diverse funzionalità che è possibile implementare via Web, ha fatto dimenticare quelle che sono le caratteristiche originarie di Internet, cioè quello che ha costituito la base del suo successo. Internet, infatti, non è il solo Web, ma un insieme di diverse funzioni e diversi protocolli applicativi (posta elettronica, chat, forum di discussione, newsgroup, ftp, ....), anzi, ai suoi esordi il Web non esisteva proprio! L’embrione da cui Internet si è evoluta, la famosa Arpanet degli anni ‘60-’70, nata in ambiente militare, era poi divenuta una rete, basata su interfacce a caratteri, utilizzata da ricercatori e professori universitari di tutto il mondo per scambiarsi informazioni, che aveva sostanzialmente portato alla creazione di un clan: esistevano norme di comportamento implicite (la netiquette) rispettate da tutti, relazioni personali di amicizia, fiducia, sicurezza e così via. E’ da questo tipo di realtà che sono gemmate le prime BBS e le prime comunità virtuali, che si sono poi via via sviluppate, parallelamente all’evoluzione tecnologica hardware e software.

    Il Web, quindi, è sostanzialmente un’evoluzione tecnologica che è andata ad innestarsi su una realtà preesistente, costituita precipuamente da legami sociali, e, se si vuole utilizzare Internet per estrarne valore ed ottenere un vero differenziale competitivo, non è possibile trascurare completamente questa realtà. Il vero punto focale di Internet è costituito dalle comunità virtuali, che, essendo fenomeni di tipo sociale, sono punti di aggregazione di ideali, interessi, ideologie, mode, dei cittadini virtuali.

    Queste considerazioni inducono immediatamente a pensare che possano esistere dei punti di contatto, e quindi delle opportunità, tra le comunità virtuali e il tessuto economico italiano, dato che in entrambi i casi sono presenti forti connotazioni di tipo clanico, ed è stato proprio il desiderio di verificare l’effettiva sussistenza di queste opportunità a motivare questo studio.
    3. Caratteristiche dei distretti industriali e le reti di imprese
    Prendendo spunto dal profilo di adozione delle nuove tecnologie in Italia (che sembra favorire quelle in grado di garantire un elevato grado di interattività e relazione personale tra gli individui), sulla base della numerosissima letteratura riguardante i distretti industriali ed il tessuto economico italiano, nella fig.2 si sono schematizzate le caratteristiche distintive di un distretto.





    Caratteristiche dei distretti industriali italiani







    • concentrazione spaziale e settoriale delle imprese

    • forti legami socioculturali tra gli agenti economici locali, creazione spontanea di un codice di comportamento condiviso

    • forte efficienza collettiva

    • tendenza ad organizzarsi in reti

    • intensi scambi verticali ed orizzontali tra le imprese, sia di tipo formale che non

    • esistenza di una rete di istituzioni locali pubbliche che supportano le iniziative del distretto

    • grande eterogeneità interna

    • continuo rinnovamento interno
















    Fig.2
    Proprio l’esistenza dei distretti ha rappresentato, e verosimilmente rappresenterà anche in futuro, la grande ricchezza dell’economia italiana; con il tramonto dell’economia di tipo fordista, infatti, si assiste all’emergere di nuove forme organizzative, molto simili ai distretti.

    Il concetto di rete di imprese è sempre più utilizzato in letteratura e dai ricercatori per descrivere, e in qualche modo classificare, le tipologie emergenti di relazioni interaziendali: il decennio ancora in corso, infatti, è stato caratterizzato da una radicale ristrutturazione organizzativa delle imprese, che ha avuto sbocco, appunto, nella creazione delle cosiddette strutture a rete. Ciò implica una perdita di significato del parametro dimensionale delle imprese, dal momento che le grandi imprese si trasformano in reti organizzate e flessibili, e le piccole si coordinano in distretti industriali (in modo da realizzare una notevole massa critica, che rende possibile sfruttare le economie di scala e di scope che un tempo erano prerogativa esclusiva delle grandi tecnostrutture).



    Esiste in letteratura una notevole produzione di possibili tassonomie delle reti di imprese. Ai nostri fini, abbiamo adottato quella riportata in fig.3 (sviluppata da Bennet e Storper in “Flessibilità, gerarchie e sviluppo regionale: la ristrutturazione organizzativa dei sistemi produttivi e le nuove forme di governance.” 1992), particolarmente interessante in quanto rende conto contemporaneamente di numerose variabili, come la distribuzione spaziale e le forme di governance della rete stessa.






    Solo imprese periferiche

    (non esiste gerarchia)



    Imprese che coordinano: sistemi periferia-centro

    Sistemi periferia-centro relativamente gerarchici

    Imp. integrate verticalmente (solo centro)

    Produttori

    atomistici















    Produttori a

    Ciclo continuo








    Shell





    Network agglomerati prevalentemente piccole imprese

    modello diffuso





    impresa-agente economico che ordina il ciclo in modo duraturo







    Network agglomerati prevalentemente grandi imprese



    collaborazione inter-impresa, catene i/o ridisegnate con frequenza, in funz. del prodotto


    imprese con accesso privilegiato al mercato e dotate di anello di periferiche-dipendenti per la produzione

    forte dominanza centrale delle core, le periferiche lavorano per esse e non progettano prodotti, né hanno collegamenti ai canali di sbocco




    Network dispersi prevalentemente piccole imprese













    Network dispersi prevalentemente grandi imprese








    ampia divisione del lavoro, network vastissimi, scarsa collaborazione, rapporti fortemente gerarchici




    Fig.3

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